Visiting Milano

Uggioso sabato mattina di fine giugno. Più che uggioso, direi umido, anzi annacquato. Diciamo che diluvia proprio. Pazienza, prendo il coraggio a due mani e un paio di scarpe di ricambio, mi infilo in macchina e navigo (è il caso di dirlo) alla volta di Verona. Dopo un sacco di tempo – quanti, otto, nove mesi? – , io e B. finalmente ci rivediamo a Milano city.

Eurostar con tariffa amica fino a Milano Centrale, dove curiosamente il tempo è buono; sole pallido e la solita afa ci accompagnano lungo Corso Buenos Aires. E’ incredibile come questa città in un qualsiasi fine settimana di inizio estate cambi volto, niente traffico, pochi passanti e nessuno di fretta. Un caffè shakerato ci rinfresca dopo una lunga passeggiata fino al Duomo; poi in metro fino a Porta Genova: e qui è tutta un’altra città. Ero passata tempo fa dalla zona Navigli correndo per andare ad un colloquio, ma non mi ero soffermata più di tanto. Non saprei descrivere esattamente la sensazione, ma qui la città sembra assumere tutta un’altra personalità. Più caratteristica, più popolare, più giovanile. Pranzo in lounge bar di fronte alla fermata della metro, dove cedo alla tentazione di provare il riso freddo rucola, gamberetti e zucchine. Porzione abbondante a soli 4 euro: non l’avrei mai detto (visto che il caffé di prima l’avevo pagato la stessa cifra). Proseguiamo lungo i Navigli, che ci portano dritte dritte al mercatino di Sinigaglia: un po’ mercato delle pulci, un po’ etnico, tanto vintage.

Prima che si faccia troppo tardi, ritorniamo indietro, fermandoci ad un negozietto favoloso di stampe, poster e cartoline. Cerco di resistere alle lusinghe delle affissioni delle pubblicità anni ’60, ma la prossima volta giuro che almeno una sarà mia. Di nuovo metro fino a Cadorna e poi giro per Parco Sempione, dove decidiamo di fare una capatina in Triennale. Simpatiche sculture futuriste vivacizzano lo spazio espositivo del giardino, dove c’è anche una piccola mostra di advertising sociale, Good 50×70. Idee davvero originali per comunicare emergenze come l’aids, il lavoro minorile, la negazione dei diritti alle donne; e gli orientali si confermano come creativi da una marcia in più.

Purtoppo il tempo a nostra disposizione sta per scadere, ma un giretto a 10 Corso Como non si può negare. Entro per la prima volta nello store della direttrice di Vogue Italia e, cosa volete, lì è inevitabile rimanere colpiti dal concept dell’atelier.

La mia giornata a Milano termina con il treno delle 18.30. Mentre il tipo seduto di fronte a me guarda un film sul suo lettore dvd portatile, guardo la city che si fa sempre più piccola e lontana. Capisco che, in fondo, ogni città è come la vuoi vedere: non esiste probabilmente luogo oggettivamente bello o oggettivamente brutto. Esiste un luogo che è dipinto dalle tue emozioni, dai tuoi interessi, dalla tua capacità di attenzione; un luogo che diventa reale grazie ai racconti di chi lo vive, filtrato dai suoi sentimenti. Come recita l’epigrafe di questo blog, il vero viaggio di scoperta non è cercare nuove terre, ma avere occhi nuovi. E avere una guida speciale come B., che sappia farti conoscere un lato nuovo della città. ;-)

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