Silenziosa Palermo

Attraverso la Sicilia in diagonale, in un viaggio che mi porta dalle rigogliose pendici dell’Etna fino all’altro capo dell’isola. Tre ore sotto il sole cocente, attraversando un territorio arido e ostile, dove la terra è gialla e spaccata dal sole. Ma alla fine, ecco Balharm (antico nome di Palermo), che si distende sul mare azzurro e tutto sembra tornare a respirare. Non per niente i Fenici, che la fondarono nel VII a.C., la chiamarono inizialmente Ziz, fiore.

Arrivo in Piazza Indipendenza, percorrendo Corso Re Ruggero, e passando davanti a Villa Orleans. Il Palazzo Reale (o dei Normanni) mi segnala che sono arrivata.

Il mio ospite mi accoglie nel suo bed & breakfast: un’antica casa palermitana, di quelle con tante scale e i pavimenti in ceramica. Apro la finestra e la vista è mozzafiato: allungando la mano sembra quasi che io possa toccare il Palazzo Reale, oggi sede dell’Assemblea Regionale Siciliana. Non vorrei perdere tempo, ma l’ospitalità palermitana è qualcosa di sacro, quindi vengo invitata a pranzo, ad assaggiare pasta ‘cchi tenerumi (le cime delle zucchine lunghe, tipiche della zona), accompagnata da vino bianco con le pesche. Quindi, parto alla volta del Palazzo Reale, quartier generale della dominazione Normanna in Sicilia, quando Re Ruggero la conquistò in modo violento nel 1072. Il Palazzo possiede un piccolo tesoro: la Cappella Palatina, che riproduce in piccolo la magnificenza del Duomo di Monreale, di epoca bizantina. Sembra di entrare in uno scrigno di oro e mosaici.

Una volta uscita da lì, mi avvio lungo Via Vittorio Emanuele, che porta dritto dritto fino al mare. Mi fermo alla Cattedrale. L’esterno del Duomo è un ricamo di intarsi e bassorilievi; all’interno, le tombe dei grandi sovrani palermitani: Federico II, Ruggero, Costanza d’Altavilla, Guglielmo II il Buono (anche Guglielmo I il Malo, ma non c’è epigrafe sulla sua tomba).  Vorrei visitare il Museo Diocesano, ma ovviamente è chiuso. Al ritorno, visito San Giovanni degli Eremiti, antico sito arabo-normanno, come testimonia la tipica cupola rossa, che si ritrova in moltissimi edifici dell’epoca. Impressionante il fico d’india centenario che c’è all’interno del chiostro.

Domenica mattina è la volta di Monreale, gioiello a pochi chilometri da Palermo, da dove si gode una vista splendida. Il Duomo è qualcosa di indescrivibile, i mosaici bizantini sono talmente preziosi e raffinati da far girare la testa. Peccato che tutte le altre chiese del paese siano chiuse. Mi accontento (si fa per dire) del Chiostro, in cui ogni colonna è decorata con mosaici unici. Pranzo con pane cunzato (pane casereccio – un intero filone, aiuto! – con olio, sale, pepe, caciocavallo, acciughe e pomodoro) e rientro a Palermo. E inizia la tragedia. Eh, già: tutto chiuso, a partire dai negozi, bar, monumenti, chiese, perfino l’ufficio informazioni. La città ha un tesoro splendido e non se ne rende conto. O meglio, una politica del turismo sbagliata (inesistente, sarebbe più corretto dire) ignora le potenzialità del luogo. E così, mi ritrovo a vagare senza meta insieme a una miriade di turisti con guida e cartina in mano, senza la possibilità di sfruttare il pomeriggio domenicale per visitare la città. Il giorno dopo vengo a sapere che i siti regionali, come la Cuba e il Castello della Zisa erano aperti; ma nelle informazioni risultavano chiusi. Scopro per caso che la Chiesa di Santa Caterina d’Alessandria è aperta: una celebrazione multiculturale arricchisce un tesoro dell’arte barocca, un vero ricamo di marmo bianco e colorato.

Alla fine del mio viaggio nella meravigliosa Palermo, visito la Cuba, e mi faccio un rapido giro tra le chiese dell’Ammiraglia, la Martorana, S.Cristina in Vetere, passando per la Fontana della Vergogna, che si affaccia su via Maqueda, e ritornando per i Quattro Canti.

Palermo non comunica: un sito turistico ufficiale da dimenticare, in cui non sono elencati tutti i monumenti e in cui è impossibile trovare info aggiornate (ultimo aggiornamento: 2006); box di info turistiche inesistenti: perlopiù chiusi, quando riesco a trovarne uno aperto (domenica esclusa, chiudono tutti alle 12.30) mi sento rispondere: “credo, non so…”. Meno male che ci sono i palermitani, che sono disponibili a darti tutte le info che desideri. Ma certo non hanno le chiavi per aprire le infinite chiese barocche, nascoste nei vicoli della città. Peccato, perché potrebbe vivere di rendita (come molte città italiane che snobbano il turismo).

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