Gowalla, alla ricerca dell’oggetto perduto

Nella geo-social mania di questi ultimi tempi, il sapere con chi sei e dove sei sembra essere diventato quasi un obbligo morale. E ammettiamolo, ci piace dirlo a tutti dove siamo, con una punta di narcisismo. I social media e le apps che segnalano costantemente agli altri la nostra posizione spopolano. Tutto non si può usare, logicamente (anche se chi, come me, lavora nell’ambito web, è abituato a un’overdose di social media), e quindi si è costretti ad una scelta. Ho iniziato a usare sia Foursquare che Gowalla, per studiarli, per capirli, per giocarci e trovare opportunità di business. Foursquare mi piaceva per l’idea di competizione che sta alla base dell’applicazione, mi piaceva per il tono informale (sorvolando sulla traduzione della versione italiana, che comunque regala delle perle di comicità), mi piaceva per le liste, per le pagine, per le promozioni da sbloccare insieme agli amici. E per i badge. Mi piace l’idea di collezionare qualcosa. E questa cosa della collezione, seppure non tanto enfatizzata in Foursquare, si trovava espressa all’ennesima potenza in Gowalla. E, detto tra noi, io usavo Gowalla solo per gli oggetti. Sì, fare check-in in luogo e attendere che Gowalla mi dicesse che cosa avevo trovato e poter scambiare gli oggetti con altre persone, leggere la storia di quegli stessi oggetti (sempre originalissimi), mi piaceva.

Una caccia al tesoro virtuale, che aveva un potenziale enorme, oggetti che se fossero stati brandizzati avrebbero potuto essere un modo creativo per le aziende per pubblicizzarsi. Ma Gowalla, con la versione 4.0 ha cambiato rotta. Un cambiamento di direzione che forse era nell’aria e che serviva per differenziarsi da Foursquare, forse troppo commerciale, sotto certi punti di vista. Gowalla nasce per la narrazione e nell’ultima release ha potenziato questo aspetto, inserendo anche la possibilità di creare itinerari pubblici. E hanno sacrificato gli oggetti, che a mio parere avrebbe potuto essere ancora integrati nel meccanismo di Gowalla, come incentivo virtuale agli utenti. Non so come si evolverà Gowalla nel lungo periodo. La sensazione, a un primo sguardo, è che si è persa un’opportunità.

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