BTO 2009 – ma il viral…è contagioso? :P

Mi serviva un po’ di tempo per ritornare alla quotidianità, riemergere dall’ubriacatura delle giornate fiorentine e mettere in ordine pensieri e sensazioni. Il 16 e 17 novembre vi ho inondati di tweets in diretta dal Buy Tourism Online di Firenze. Sono tornata a casa con una valigia piena di spunti di riflessione che vorrei brevemente condividere con voi.

Piacevoli sorprese: mi aspettavo una cosa più tradizionale, invece da parte dell’organizzazione c’è stata una chiara volontà di dare un marchio 2.0 all’evento. Il riconoscimento della blogosfera di viaggio come parte importante del turismo online è stato da un lato gratificante (perché se non era per questo, col cavolo che me ne sarei stata due giorni a Firenze in veste di blogger!). Bella l’idea (e molto scenografica) di interagire con i relatori e stimolare la platea attraverso Twitter (la parte critica la riservo a dopo). Ho trovato molti spunti interessanti, mi sono ri-aggiornata su temi che mi interessano molto e soprattutto ho avuto la possibilità, oltre che a partecipare all’evento, di conoscere personalmente diversi tra coloro che mi hanno ispirato e portato sulla strada del turismo 2.0 (prima fra tutti Roberta Milano, i cui lavori ho scoperto qualche anno fa quando bazzicavo tra Venezia da Vivere e la Venice International University) e bloggers interessanti e motivati, con cui spero di portare avanti qualche interessante progetto.

E poi, è sempre utile assistere alle presentazioni altrui, che sono una scuola di per sé per capire come è meglio (o no) proporre i propri progetti al pubblico.

Cosa è mancato: un legame a doppio filo convincente con la platea. Il sistema di postare le domande ai relatori su Twitter va bene per chi come me è in questa logica e si occupa quotidianamente di social media (anche se il filtraggio non ha permesso che molte domande comparse su Twitter venissero poi visualizzate anche dai relatori sul palco). Ok, poi per fortuna sono passati i microfoni. Ma la questione di fondo è un’altra. Quanto di quello che è stato detto in Main Hall (le training sessions e i workshop erano settati diversamente, molto più…divulgativi) è stato (realmente) compreso dagli operatori presenti in sala? E ancora: cosa è stato percepito, cosa è passato? Solo tante belle chiacchiere (“figo Atrapalo, figo il viral, ma poi?”)? Non perché siano stupidi, ma perché si è utilizzato un linguaggio (viral, social, Twitter?? Ma quanti sapevano davvero cos’è il microblogging? Meglio, un blog??) adatto a persone che bene o male bazzicano nel mondo della comunicazione e del marketing. Io li sentivo i rappresentanti delle piccole strutture seduti dietro di me (che ce l’avevano a morte con TripAdvisor, tra parentesi)…ad un certo punto me l’hanno pure chiesto: “ma scusa, questo Twitter…cos’è? cioè mi iscrivo e poi?”

Ecco, questo genere di commenti li collego ad un’altra spinosa questione che è venuta fuori. Boscolo Hotel fa un contest su Zooppa per ottenere spunti creativi da una campagna social. E poi blocca l’accesso a Facebook ai dipendenti.

L’atteggiamento dei piccoli operatori citati prima e scelte anti-social networks di una grande realtà come Boscolo mi fa pensare che manca una cosa di fondo: l’educazione delle persone agli strumenti che il social web mette a disposizione. Da un lato c’è il terrore (sì, proprio terrore) che con la democratizzazione degli strumenti di produzione di contenuti (blog, social network, video e photo sharing, etc.) le persone abbiano un potere che le aziende non riescono a controllare, perché di base sono rimaste ancorate all’idea del sito vetrina e alla comunicazione unidirezionale e non interattiva (perché diciamola tutta: il confronto fa paura e i social media richiedono che tu ci metta la faccia e tutta la tua credibilità), per non parlare del commercio elettronico. Dall’altra parte, non si capisce in che modo questi strumenti possano essere concretamente d’aiuto per le aziende/operatori del settore.

Due risposte, da parte mia, che si integrano tra loro.

Innanzi tutto, il social web, per la sua struttura e finalità, permette di sfruttare la coda lunga del turismo. Cioè: tu piccolo operatore puoi trovare il tuo spazio in Rete quanto le grandi strutture, perché grazie a Internet puoi scovare community interessate alle tue offerte, dialogare con loro e differenziarti al massimo. Tutto sta nel riuscire a creare un’identità decisa e riconoscibile.  Di byte ce ne sono ancora tanti a disposizione ;)

La seconda risposta la do prendendo spunto dalle parole di Paolo Iabichino di Ogilvy, che a mio parere ha fatto gli interventi più concreti e realistici di tutti quelli che si sono alternati sul palco: i social networks sono nati per mettere in connessione le persone tra loro. Non è necessario che un operatore apra una Fan Page su Facebook o un account su Twitter. Lo faccia solo se ha qualcosa da dire, che non sia semplicemente vendere i propri pacchetti e la propria offerta. Lo faccia solo se può raccontare qualcosa essendo credibile e trasparente. La vendita non è l’obiettivo del social web. La rete è il vero obiettivo; il resto verrà da sé.

Detto questo, spero che molte delle cose che sono state dette, anticipate, rivelate si trasformino in realtà per un Paese come l’Italia che ha bisogno di una comunicazione turistica diversa e integrata.  E il social web in questo, come si è visto, può darci una grossa mano.

E per fare i compliementi all’organizzazione del BTO…

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